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Digitale

Il sistema culturale

L’interazione dell’uomo con il territorio non si è limitata all’utilizzo delle sue risorse materiali, ma ha avuto e ha a che fare con la continua attribuzione di significati  simbolici, culturali e identitari.

Il luogo, lo spirito e l’immaginario

I manufatti e i contenuti di interesse storico presenti nel Parco delle Gole della Breggia testimoniano un rapporto diretto, profondo e duraturo tra uomo e territorio. Raccontano storie di un utilizzo sapiente e talvolta intensivo dello spazio e delle risorse naturali, mettendo in luce il modo in cui l’essere umano ha saputo adattarsi e, al contempo, trasformare l’ambiente circostante per soddisfare le proprie esigenze.

Tuttavia, l’interazione dell’uomo con il territorio non si è limitata all’utilizzo delle sue risorse materiali, ma ha avuto e ha a che fare con la continua attribuzione di significati simbolici, culturali e identitari. Dalla toponomastica ai percorsi di visita, dalle opere d’arte ai festival, ogni contributo aggiunge nuovi strati di significato generando un patrimonio immateriale che si sedimenta nel tempo, trasformandosi in memoria condivisa e diventando oggetto di studio, riflessione e ulteriore rielaborazione. Crea connessioni profonde e costruisce un immaginario.

Il significato, nel nome

La toponomastica, disciplina che coniuga indagine linguistica, geografica, storica e antropologica, si configura quale custode di un patrimonio storico-culturale di primaria rilevanza. L’atto di nominare un luogo costituisce una forma di appropriazione simbolica imprescindibile nella costruzione territoriale. I toponimi sedimentano e trasferiscono, nel tempo, i codici interpretativi attraverso i quali una comunità legge, ordina e rappresenta il proprio spazio abitativo.

Breggia

 

Il nome deriva dal celtico barros (rovo, sterpo) e dal tipo bareggia, come zona sterile e incolta. Il nome brengia indicava inizialmente la zona sassosa attorno al fiume, ed è poi stato acquisito dal torrente stesso. Interessanti sono le due diverse forme utilizzate per indicare le piene della Breggia: la Brengiada (Chiasso) e ul Brengiun (Morbio Inferiore).

Monte Generoso

 

Le origini di questo nome sono complesse e dibattute.
Il nome è mutuato dalle forme
Giòner e Génor, a loro volta probabile mozzature e alterazioni di Calvagion (nome lombardo della montagna). L’etimo di questo vocabolo potrebbe essere ricondotta al latino calvus, con significato di montagna calva, senza vegetazione, oppure da cavaglione,
a sua volta derivato da
caballus, con significato di rilievo
del suolo, cresta, sopraelevazione.

Punt dal Farügin

 

Il nome deriva dalla presenza di una bolla d’acqua che “fa ruggine”.

Punt da Canaa

 

Così chiamato perché da qui partiva il canale che alimentava il vicino mulino.

Mulino del Ghitello

 

L’origine di questo misterioso toponimo, che compare nei documenti dalla fine del Settecento e che sarà da allora sempre connesso al mulino gestito dalla famiglia Canova, potrebbe risalire al nome dialettale ghita. Certamente è collegato a un soprannome, a un qualche tratto caratteristico dei proprietari o del lavoro da loro svolto: i figli del capostipite dei Canova, Carlo, sono infatti citati sistematicamente con la dicitura “detto il Ghitello”.

Rot-Blau, Gruppo 33 e i pittori della Breggia

Nella notte di Capodanno tra il 1924 e il 1925, a Castel San Pietro, nella frazione di Obino, dove possedeva una casa Albert Müller, pittore originario di Basilea, un gruppo di giovani artisti fonda un movimento dal nome Rot-Blau, vicino all’espressionismo di Ernst Ludwig Kirchner e ispirato all’esperienza del collettivo di artisti dell’avanguardia tedesca Die Brücke, di cui lo stesso Kirchner era parte.

Albert Müller, Paul Camenisch ed Hermann Scherer, ai quali si aggiungerà Werner Neuhaus, sono autori di ritratti e paesaggi dai colori vivi e contrastanti in cui la sensazione soggettiva è tradotta in modo diretto. L’esperienza del Rot-Blau si esaurisce rapidamente, nel 1927, dopo solo tre mostre (anche se Camenisch darà poi vita al Rot-Blau II). Restano però alcune opere di grande importanza nell’ambito dell’espressionismo svizzero, alcune delle quali rappresentano e osservano da prospettive nuove lo spazio delle Gole della Breggia.

Paul Camenisch, Männlicher Akt -
Bildnis Max Haufler in der Breggia, 1926 circa.
Museo d'arte della Svizzera italiana, Lugano.
Collezione Cantone Ticino.
fondamenta

Espressionismo

L’orientamento artistico noto come espressionismo si diffuse dalla Germania nei primi decenni del Novecento. In pittura, si caratterizza per un uso esasperato e tormentato delle forme e dei colori, atto a esprimere in modo non mediato la soggettività dell’artista. La rappresentazione della realtà è un espediente per esprimere stati d’animo e mondi interiori. Anche la rappresentazione della natura è dunque distorta, con colori vibranti e forme irregolari. Il movimento si sviluppa all’interno di diverse correnti e gruppi, come quella del Die Brücke o del Der blaue Reiter.

Herman Scherer, Breggia Gorge, 1925 © Artrust

L’uomo che va lungo la gola

L’uomo che va lungo la gola
dell’inverno quando le rocce sono gherigli
incantati e una scheggia di meraviglia
si attacca alla buccia delle cose
vede il suo volto capovolto nell’acqua. È mattina.
Sui prati che dormono splende la brina.

Alberto Nessi, L’uomo che va lungo la gola, 2000

 

Il 30 dicembre 1940 il pittore svizzero Walter Kurt Wiemken morì annegato a soli 33 anni nelle gole gelate della Breggia, dove si era recato per una passeggiata. Il suo corpo fu trovato soltanto il 24 gennaio 1941. Wiemken, nato a Basilea, era amico dei pittori del Rot-Blau pur non avendo mai fatto parte del gruppo. Fu invece tra i fondatori del Gruppe 33, un collettivo ispirato a ideali anti-fascisti. Influenzato dall’espressionismo, dal surrealismo e dal costruttivismo, fu autore di più di mille opere, tra le quali allegorie e illustrazioni che raccontano il drammatico periodo della guerra. Lo ricorda il poeta Alberto Nessi nella poesia “L’uomo che va lungo la gola”. Nessi è tra i principali cantori contemporanei delle Gole della Breggia.

Walter Kurt Wiemken, Autoritratto, 1939

Il pellegrinaggio in Oriente

Da una di quelle cassette vidi sporgere obliqua una scheda mal collocata. Andai a prenderla e lessi: Morbio Inferiore. Nessun’altra voce poteva indicare con maggior brevità e precisione il nocciolo della mia curiosità.

Herman Hesse, Il pellegrinaggio in Oriente, 1938

Nel racconto enigmatico “Il pellegrinaggio in Oriente”, Herman Hesse, che visse per più di trent’anni in Cantone Ticino, racconta un’avventura in prima persona. Dopo aver aderito a una confraternita segreta – una Lega della quale in passato fecero parte anche Platone, Pitagora, Mozart e Don Chisciotte – intraprende un viaggio. Il cammino, affrontato senza denaro e senza mezzi di trasporto, attraversa lo spazio e il tempo. “Andavamo in Oriente. Ma andavamo anche nel Medio Evo, o nell’età dell’oro”. Se la traversata è all’inizio luminosa e serena, la Lega, giunta nella selvaggia gola di Morbio Inferiore, si trova ad affrontare un problema insormontabile. Lo spazio delle Gole della Breggia, “una valle rocciosa, profondamente incassata”, diventa teatro metafisico e simbolico di un’esperienza complessa e profonda, di cui lo stesso autore non ha memoria né tracce tangibili.

Strati invisibili, discariche silenti

Nel 1985 la galleria Mosaico di Chiasso ospita una personale dell’artista ticinese PAM – Paolo Mazzuchelli. Una serie di fotografie lo ritrae tra giganteschi depositi di pneumatici, nei pressi delle gallerie di estrazione della Maiolica, alle Gole della Breggia, intento in un gesto performativo.

PAM Paolo Mazzuchelli
in una performance del 1985

Rifiuti e discariche

Nel corso del tempo, l’uomo ha utilizzato a più riprese avvallamenti e gole come spazi per il deposito di rifiuti. Una sorte cui il territorio del Parco non è sfuggito. Negli anni Sessanta e fino al 1973 il comune di Balerna utilizzava la discarica della Togna, presso il Mulino del Ghitello, per smaltire rifiuti domestici. Dalla fine degli anni Settanta, i luoghi di estrazione a cielo aperto della Maiolica sono stati utilizzati per il deposito di pneumatici, rifiuti urbani e, successivamente, edili. Un’altra discarica di materiale di scavo ed edile è stata autorizzata nel territorio di Morbio Superiore, alla fine degli anni Novanta, quando il progetto del Parco era già concreto.

Ad oggi, sono tre le discariche che si celano nel Parco, testimonianza silente e ingombrante di un passato di incoscienza ecologica:

Togna (Balerna), 5000 m³ di materiale di scavo, rifiuti edili
e solidi urbani;

Morbio Superiore, 20000 m³
di materiali di scavo e rifiuti edili;

nei pressi delle gallerie di estrazione della Maiolica Lombarda, 150000 m³ di materiali di scavo, pneumatici, rifiuti edili
e solidi urbani.

Nel catasto cantonale dei siti inquinati, questi luoghi di deposito sono classificati come siti per cui “non sono prevedibili effetti dannosi o molesti”.

La bella stagione del 1987

Negli anni Ottanta, l’Associazione Cultura Popolare di Balerna ha contribuito, attraverso l’organizzazione di incontri, festival e spettacoli, alla costruzione di una comunità sensibile e consapevole, che si riuniva e abitava gli spazi Mulino del Ghitello. Nel 1987 sono stati organizzati tre appuntamenti particolarmente significativi che ben rappresentano lo spirito del tempo e la vivacità culturale di questa stagione della storia del Parco, costituitosi pochi anni dopo.

I Giorni del Sole // 26-28 giugno 1987

Una palestra ecologica, un’occasione di incontro, conoscen-
za e pratica sul Sole e l’energia da esso prodotta.

 

I Giorni del Parco della Breggia // 11-13 settembre 1987

Tre giornate per discutere di natura, scienza e storia, inaugurate da una conferenza-dibattito sul “concetto di Parco naturale-culturale”.

 

La scala senza pioli // Teatro Intimo Sunil /

25 settembre – 10 ottobre 1987

Un’opera teatrale interattiva e giocosa, in cui il Mulino del Ghitello diventa un oggetto magico, un portale per accedere a una dimensione sognante. Scritto e diretto da Daniele Finzi Pasca con Teatro Sunil. Daniele Finzi Pasca sarà poi autore e regista di decine di spettacoli internazionali, tra i quali tre cerimonie olimpiche e due spettacoli del Cirque du Soleil.

La compagnia Teatro Intimo Sunil, 1987
La scala senza pioli
(manifesto)

La Via Lattea e Il cammino di Orfeo

“La Via Lattea non è un festival nel senso tradizionale. La Via Lattea è un’opera site specific che nasce da un’interazione continua fra testo e contesto naturale o architettonico, alla ricerca di un contrappunto fra cultura e natura. La Via Lattea è una partitura scritta nel paesaggio, da eseguire camminando.”

Attraverso i suoi percorsi, questa originale forma di pellegrinaggio artistico, nata da un progetto di Teatro del Tempo, si ripete in forme e temi sempre nuovi. Permette di esplorare il territorio attraverso la fruizione di performance musicali e multidisciplinari che hanno un legame inscindibile con il luogo in cui avvengono. Fin dalla prima edizione del 2004, La Via Lattea interseca i sentieri e il territorio del Parco.

Il percorso dell’edizione del 2017, realizzato in occasione dei 450 anni di Claudio Monteverdi e ispirato alla Favola di Orfeo di Poliziano, attraversa i luoghi principali del Parco delle Gole della Breggia e ricostruisce il mito in una versione inedita e originale che rilegge in chiave simbolica le musiche di Monteverdi, Gluck, Offenbach e di autori contemporanei.

Sebbene questa complessa riscrittura in sedici tappe e due movimenti sia stata eseguita un’unica volta, è possibile ripercorrerla con La Via Lattea app, attraverso la quale il Parco si arricchisce di un percorso aumentato, in cui la realtà si confonde con il mito.

La Via Lattea 14. Il cammino di Orfeo © Teatro del Tempo, 2017

Il Lithomante

Le rocce non sono soltanto mute custodi del tempo geologico. La loro materia assorbe gli eventi e li trasporta nel futuro: conserva la memoria del mondo, ne diventa archivio silenzioso. Cosa potrebbero raccontarci, se fossimo in grado di dar loro voce?

“Lithomante® è un dispositivo scientifico avanzato progettato per decodificare, amplificare e riprodurre le memorie acustiche conservate nelle pietre: i suoni, le voci e le storie che si sono svolte attorno a loro. Basato su sofisticate tecnologie di rilevamento geologico, elaborazione dei dati e traduzione acustica, Lithomante® consente di ascoltare le storie incise nelle rocce, coniugando esattezza scientifica e capacità divinatorie.

Il Lithomante è un podcast geolocalizzato prodotto nell’ambito del progetto Fiume Spazio Tempo. Pervenuto da chissà quale passato o futuro prossimo, il Lithomante rivela lo spirito più profondo delle Gole della Breggia. Connette natura, tempo e memoria.

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