VADEMECUM

Digitale

L’ecosistema Parco

Umano e non umano

Il Parco delle Gole della Breggia è un ecosistema complesso, uno spazio vissuto da una moltitudine di organismi che lo abitano secondo logiche diverse da quelle umane. Sono vegetali, animali, funghi, licheni, forme di vita inevitabilmente soggette alle trasformazioni imposte dall’azione antropica, ma a loro volta capaci di adattarsi o di trasformare lo spazio e le sue funzioni.

Questa sezione è dedicata ai regni del vivente che popolano oggi il Parco senza conoscerne i confini amministrativi, al di fuori delle dinamiche culturali ed economiche, e delle politiche che definiscono l’area come “protetta”. Organismi che colonizzano la superficie delle rocce, alberi che affondano le radici nei suoli calcarei, uccelli che sorvolano le rocce seguendo traiettorie invisibili e ancestrali: ogni specie interagisce con l’ambiente e con le altre forme di vita, contribuendo a plasmare il territorio e mutando insieme a questo. Esulano da questo racconto i viventi di ieri, i fossili, oggi divenuti materia abiotica, trattata nel Livello 0, e pure emblematici di queste trasformazioni.

Per rispettare questa alterità e sfidare la nostra prospettiva antropocentrica, questa parte del vademecum si presenta capovolta, seguendo il modello editoriale ottocentesco del tête-bêche. Un ribaltamento che non è soltanto un espediente grafico, ma una proposta epistemologica: suggerisce un’inversione di prospettiva e invita a decifrare il paesaggio in modo sistemico.

Se state iniziando a leggere il vademecum da qui, vi sarà proposta una prospettiva alternativa del Parco, in cui l’umano è solamente una delle molteplici presenze, all’interno di un sistema dinamico e interconnesso.

Boschi quasi dell’Est

Il territorio del Parco delle Gole della Breggia è ricoperto in gran parte da boschi, che contribuiscono in modo significativo a definirne il paesaggio e la biodiversità. Le formazioni forestali presenti sulle colline del Parco possiedono caratteristiche riscontrabili esclusivamente nel sud del Ticino.

Il bosco della Breggia si configura infatti come un avamposto biologico delle foreste che si incontrano procedendo verso oriente, in Italia e Austria e poi sui Balcani,
in Grecia, inAnatolia.

L’albero dominante, in alcune aree presente in via quasi esclusiva, è il carpino nero, che in virtù del portamento, perpendicolare alla superficie dove si impianta, sia essa orizzontale o in pendio, risalta nel paesaggio vegetale. Il suo nome scientifico – Ostrya carpinifolia – rimanda sorprendentemente al mare. L’etimologia del termine, voluto nel Settecento dal naturalista fiorentino Giovanni Antonio Scopoli, è infatti da ricercarsi nel greco ostreon che significa “conchiglia” – un riferimento all’involucro dei semi di questo albero, la cui infruttescenza ricorda invece quella del luppolo, come ci ricordano il nome tedesco Hopfenbuche e il francese charme houblon rispettivamente “faggio-luppolo” e “carpino luppolo”.

Suo fedele compagno, nelle stazioni più soleggiate, è l’orniello – Fraxinus ornus – l’albero che secerne la manna o miele di rugiada, anch’esso anticipatore di formazioni tipiche delle zone meridionali e rare nel resto del Ticino. Frequente è la presenza, altrettanto insolita, del bagolaro e quella più comune della robinia, del frassino comune, del castagno e, soprattutto nella parte alta del Parco, dell’acero montano. In generale è questo un bosco termofilo, caducifoglie per superare l’inverno, amante dei climi caldi e dei suoli carbonatici. La presenza di queste specie, che trovano nel Sottoceneri il loro confine occidentale di diffusione, caratterizza il territorio della Breggia come una sorta di “cucitura” geobiologica, un territorio boschivo di confine, con tutti i pregi (l’unicità nazionale) e difetti (la povertà di varietà biologica) di questa marginalità.

Area di diffusione dell'Ostrya carpinifolia

Area di diffusione del Fraxinus ornus

▇ Areale nativo continuo
✕ Areale nativo discontinuo
▲ Introdotto e naturalizzato

La solitudine della Rana di Lataste

L’urbanizzazione crescente del Mendrisiotto, in particolare nel suo settore meridionale, sta modificando in modo significativo la connettività tra i biotopi acquatici. Intricate infrastrutture urbane e di trasporto hanno portato alla frammentazione di questi habitat, isolando gli stagni e compromettendo alcuni importanti corridoi biologici.

Emblematico è il caso della Rana di Lataste – Rana latastei – una specie endemica, ovvero esclusiva, di alcune zone del Ticino, della Pianura Padana e dell’Istria. Nonostante la sua presenza nel Mendrisiotto sia ancora significativa, la specie si trova sempre più isolata. Le strade e le costruzioni fungono da barriere insormontabili, impedendole di raggiungere i biotopi del Parco delle Gole della Breggia, dove invece prosperano le rane verdi (Pelophylax spp.).

Questo caso sottolinea come i parchi naturali abbiano un ruolo chiave nel garantire la continuità biologica tra habitat frammentati. Per preservare e consentire la biodiversità non è soltanto importante tutelare i biotopi, ma pianificare reticoli ecologici che permettano alle specie di muoversi, incontrarsi, riprodursi e quindi sopravvivere in un sistema aperto e complesso.

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Biotopi

Un biotopo è una porzione di territorio con determinate caratteristiche abiotiche in cui vivono organismi vegetali e animali della stessa specie o di specie diverse che insieme formano una biocenosi. Biotopi e biocenosi formano un ecosistema.

Sono esempi di biotopo: golene, paludi, stagni, torbiere, prati estensivi, corsi d’acqua, siepi, boschetti, muri a secco, ecc.

Cava dolce cava

Le ex-gallerie di estrazione di Maiolica Lombarda all’interno del Parco delle Gole della Breggia ospitano oggi un rifugio di pipistrelli di importanza internazionale. All’interno delle gallerie sono state identificate 12 specie di chirotteri, 6 delle quali figurano nella Lista rossa delle specie minacciate in Svizzera. Tra queste vi è il Ferro di cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum), una delle specie più minacciate d’Europa, classificata come in pericolo di estinzione. Il monitoraggio 2023-2024 rileva un aumento della presenza delle comunità di questa specie durante tutto l’anno, anche nella stagione autunnale dell’accoppiamento.

Il dato è doppiamente eccezionale poichè ci racconta come queste gallerie artificiali, nate pochi decine di anni fa con intenti molto diversi, siano diventate un habitat sostitutivo di fondamentale importanza per questi animali: una nuova casa per tante specie di chirotteri. Dove lo spazio costruito imita gli ambienti naturali, le specie ad essi legate possono trovare nuove possibilità di sopravvivenza. Risultano, in ogni caso, essenziali la tutela degli ambienti naturali circostanti e un utilizzo non invasivo degli spazi antropizzati.

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Ecolocalizzazione

Il monitoraggio dei pipistrelli all’interno delle gallerie ex-Saceba avviene attraverso un batlogger – un registratore capace di rilevare gli ultrasuoni emessi dai chirotteri per muoversi nello spazio attraverso l’ecolocalizzazione.

L’ecolocalizzazione è una sorta di sonar biologico utilizzato da alcuni mammiferi, tra i quali proprio i pipistrelli, per l’orientamento. Gli animali ecolocalizzatori emettono suoni e ricevono informazioni dalle onde sonore che si riflettono sugli oggetti che li circondano, riuscendo così a ricostruire un’immagine dello spazio. Le griglie d’entrata dei cancelli delle gallerie, poste orizzontalmente per facilitare il passaggio in volo, risultano dunque percepibili dai chirotteri.

I suoni prodotti sono molto acuti, e vanno da 14000 kHz ai 100000 kHz, un intervallo di frequenze che non corrisponde alla capacità uditiva dell’orecchio umano. Il suono registrato dai batlogger non è sempre finalizzato al movimento nello spazio, a volte si tratta di segnali sociali, come quelli emessi dai pipistrelli nella stagione dell’accoppiamento

Scale per pesci

La Breggia offre un habitat favorevole alla vita dei pesci, ma nasconde anche alcune insidie infrastrutturali. Il suo corso è stato modificato da interventi umani: dal laghetto del Ghitello al Lago di Como il fiume è stato incanalato e cementificato. La correzione del tracciato e la costrizione in un alveo cementato hanno impoverito l’ambiente acquatico, ostacolando la riproduzione ittica e complicando la risalita del torrente, essenziale per molte specie di fiume e di lago. Per ristabilire il collegamento tra il lago e la parte naturale del fiume, e ancora per permettere il superamento della diga del Laghetto del Ghitello, sono stati realizzati in varie epoche interventi specifici, come scale di rimonta e bypass ittici, capaci di garantire la continuità fluviale. Un’azione di marcaggio di esemplari di trota fario (Salmo trutta fario), una delle specie dominanti, ha confermato la buona riuscita di questi interventi.

Segnale di scala di rimonta ittica

Merlo acquaiolo, abitante ideale della Breggia

Tra le numerose specie avifaunistiche che abitano il Parco delle Gole della Breggia, il merlo acquaiolo (Cinclus cinclus) sembra incarnarne appieno lo spirito, mostrandosi adatto a vivere l’ambiente del fiume Breggia dalla sorgente alla foce. Le gole e gli orridi costituiscono infatti l’habitat d’elezione di questa specie che abita l’intero corso del torrente e sverna lungo le rive del lago di Como. Di dimensioni contenute (meno di 20 cm di lunghezza), presenta una coda corta, un colore grigio-ardesia e un’ampia pettorina bianca. Il piumaggio, fitto e ricco di piumino, assicura un’eccellente capacità di isolamento termico. Perfettamente specializzato per l’ambiente torrentizio, il merlo acquaiolo è l’unico passeriforme europeo capace di immergersi, nuotare e camminare sul fondo dei corsi d’acqua. La forza della muscolatura pettorale, unita alla conformazione delle unghie, consente a questo uccello di opporsi alla corrente. Durante le immersioni, narici e orecchie si chiudono automaticamente grazie a speciali membrane, e la sua vista resta efficace sia sott’acqua che all’asciutto. Nidifica in cavità rocciose, costruendo rifugi di muschio ben celati, spesso in prossimità delle rapide.

Osservarlo è relativamente facile per i visitatori del Parco: lo si può scorgere su pietre emergenti dall’acqua, pronto a tuffarsi, o in volo radente lungo il corso del fiume. Le segnalazioni da parte dei visitatori del Parco, oltre a contribuire al monitoraggio della specie, aiutano a raccontare la biodiversità del territorio in modo partecipato e condiviso.

Cinclus cinclus, 1907

L’atteso ritorno del Myriostoma coliforme

Il Myriostoma coliforme è un fungo molto raro: compare nelle Liste rosse di ben 12 paesi europei ed è tra le 33 specie di funghi inclusi nella Convenzione di Berna sulla conservazione della fauna selvatica europea e degli habitat naturali.

Nella sua fase matura si presenta a forma di stella, una caratteristica tipica di altri funghi classificati storicamente come Gasteromiceti. Presenta infatti al suo esordio una forma globosa, senza gambo. Lo strato più esterno della parte carnosa del fungo, giunto a maturazione, si lacera, lasciando esposto il corpo fruttifero. Questo è caratterizzato dalla presenza di numerosi forellini, utili a diffondere le spore, che sono valsi al Myriostoma coliforme il suo nome, dal latino colus, colino.

In tutta la Svizzera, la presenza di questo fungo era stata segnalata soltanto una volta, nel 1949, da Carlo Benzoni, che ne raccolse un esemplare proprio a Balerna. Il corpo fruttifero dei funghi può non comparire per molti anni, ma il micelio, l’apparato vegetativo dei funghi, non si estingue.

Ne è prova il ritrovamento, a distanza di 52 anni, di alcuni esemplari di Myriostoma Coliforme nel territorio del Parco, a Morbio Inferiore e a Castel San Pietro. Gli esemplari, essiccati, sono ora parte della collezione del Museo cantonale di storia naturale di Lugano.

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Micelio o fungo?

Il micelio, l’apparato vegetativo dei funghi, è un intreccio di filamenti di cellule detti ife che formano complessi intrecci sotterranei.
Dal micelio si sviluppa, come ammasso di ife dall’aspetto compatto, quello che comunemente chiamiamo fungo e che costituisce il corpo fruttifero e sporoforo (portatore di spore) del micelio.
Anche se nel linguaggio quotidiano distinguiamo queste due parti – il fungo e il micelio il micelio costituisce di fatto tutto l’apparato fungino, sia quanto possiamo vedere, sia la complessa e sotterranea rete miceliare.

Una pubblicazione
della Società micologica Carlo Benzoni

Muschi + tufi = Cratoneurion

Nel Parco delle Gole della Breggia è presente un materiale in costante formazione: il travertino, detto anche tufo calcareo. Si tratta di una roccia sedimentaria composta prevalentemente da cristalli di carbonato di calcio (CaCO₃), depositatisi in periodi molto lunghi. La formazione dei travertini avviene in ambienti caratterizzati da risorgive e infiltrazioni d’acqua ricche di minerali. Quando l’acqua, a contatto con la vegetazione e l’atmosfera, perde anidride carbonica, si verifica una sovrasaturazione di carbonato di calcio, che porta alla sua precipitazione sotto forma di incrostazioni calcaree.

Al di sopra di questo substrato si sviluppa un ambiente vegetale molto peculiare, capace di sopravvivere in contesti di elevata umidità e in presenza di concrezioni calcaree. Questi ambienti sono popolati da varie specie di briofite, ovvero muschi, che facilitano la sedimentazione del travertino. L’habitat che si viene a creare in presenza di queste rocce e comunità vegetali è detto Cratoneurion, dal nome di una delle specie di muschi presenti, il Catoneurion commutatum.

Le acque risorgive laterali al sistema del fiume vero e proprio sono da sempre ambienti peculiari, ma rari. La captazione della maggior parte delle sorgenti per uso potabile ne ha ulteriormente rarefatto la presenza. Nelle gole della Breggia, specialmente sui pendii occidentali sotto Croce e il Caslaccio, il fenomeno è ancora ben presente. La conformazione più spettacolare è osservabile dal Punt dal Farügin, con affioramenti molto estesi e tutt’ora attivi.

Il placido mondo dei licheni

“Una muffa più un fungo, due debolezze che fanno una forza”.
Descriveva così questa forma biologica il poeta (e lichenologo di fama internazionale) Camillo Sbarbaro. I licheni sono in effetti organismi simbionti, derivati dall’associazione di due individui, e più precisamente di un fungo che vive come parassita su un’alga unicellulare. L’alga e il fungo si aiutano a vicenda, scambiandosi nutrienti e protezione. I licheni si adagiano lentamente su rami, rocce, metalli senza assorbire dal substrato sostanze utili alla propria vita che invece traggono dall’atmosfera.

I licheni sono sul pianeta da più di 600 milioni di anni e si stima che ricoprano una percentuale tra il 6 e l’8% della superficie terrestre. Restano tuttavia uno spazio biologico misterioso e silenzioso, poiché non utilizzato direttamente dall’essere umano. Uno studio ha provato a tracciare i licheni presenti nel Parco delle Gole della Breggia, nelle zone adiacenti ai sentieri, raccogliendone 66 esemplari e identificando 19 generi.

Sebbene la nostra vita non dipenda in modo sostanziale dai licheni, è importante osservarli. La loro varietà è infatti un utile indicatore biologico e della qualità dell’aria. In più possono insegnarci molto sul nostro comportamento sul pianeta: cooperare, lasciar accadere le cose, adattarsi al clima, imparare a essere diversi.

Licheni su una roccia

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